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I cornuti in Piemonte nel sedicesimo secolo / 3 volume

I cornuti in Piemonte nel sedicesimo secolo / 3 volume
Autore Emanuele Ricci
Parte di Note di numismatica medievale
Volume 3 volume
Anno di pubblicazione 1988
Editore Nomisma
Luogo di pubblicazione Suzzara, Italy
Lingue Italiano
Numero di pagine 62
Illustrazioni Bianco e nero
Numero OCLC 470916774
Numero
N#
L108855

Argomento

Articoli Fruttuaria, Abbey of • 1 Cavallotto "Cornuto" "Cornabò" - Bonifacio Ferrero, Fruttuaria, Abbey of • 1 Cavallotto "Cornuto" "Cornabò" - Bonifacio Ferrero, Montferrat • 1 "Cavallotto" Cornuto "Cornabò" - Guglielmo IX Paleologo, Montferrat • 1 Cavallotto - Guglielmo IX Paleologo, Montferrat • 1 "Cavallotto" Cornuto "Cornabò" - Bonifacio IV Paleologo, Saluzzo, Marquisate of • 1 "Cavallotto" Cornuto "Cornabò" - Francesco I, Saluzzo, Marquisate of • 1 "Cavallotto" Cornuto "Cornabò" - Gabriele, Lausanne, Bishopric of • 1 Cornuto "Cavallotto" "Cornabò" - Sebastiano di Monfalcone

Astratto

In questo scritto si vuole solamente trattare delle monete chiamate "cornuti", che, coniate in alcune zecche Piemontesi, ebbero una non lunga vita in diverse Signorie del Piemonte negli anni intercorrenti dal 1500 al 1550 circa.

Si dovranno ricredere coloro i quali, non sufficientemente informati in materia di Numismatica medioevale, siano stati indotti dal titolo preposto a questo scritto a ritenere che il suo contenuto sia una divagazione storica, limitata ad un secolo ed a una regione italiana, sugli infortunati di ogni tempo che, particolarmente oggi e nel nostro Paese, vengono regolarmente ma volgarmente individuati come cornuti.

Se così fosse stato, non nego che lo scritto avrebbe potuto avere un maggior numero di lettori e suscitare un interesse certamente maggiore di quello che invece esso avrà restando nell'alveo della disciplina numismatica.

In questo scritto si vuole solamente trattare delle monete chiamate "cornuti" , che, coniate in aleune zecche Piemontesi, ebbero una non lunga vita in diverse Signorie del Piemonte negli anni intercorrenti dal 1500 al 1550 circa.

Non pare difficile individuare l'origine del nome: nel fronte "diritto" di queste monete è rappresentata una composizione verticale formata da uno scudo, o targa, più o meno inclinato, sovrastato da un elmo con cimiero il quale termina, tra svolazzi e lambrecchini, nella maggior parte dei casi, in un allungato busto di aquila con ali aperte, oppure, in un minor numero di casi, in imponenti corna di cervo.

Era questa, nell'epoca, una raffigurazione abbastanza ricorrente sulle monete coniate nelle varie zecche piemontesi o limitrofe aventi altro peso, diametro e valore di quello assunto dai cornuti, e ciò come diretta conseguenza di quanto veniva rappresentato negli scudi e negli stemmi delle varie Signorie in quel tempo titolari di feudi e delle relative zecche.

Nel Monferrato il cimiero dello scudo degli Aleramici riportava ben evidenti due corna di cervo che circondavano il braccio e la mano impugnante una spada, configurazione che si riscontrerà anche nella parte terminale del cimiero dell'elmo che si vede nei cornuti coniati nella zecca di Casale.

Al contrario, nei cornuti coniati dalle altre zecche piemontesi, il cimiero sovrastante l'elmo e lo scudo non termina nelle robuste corna di cervo ma in un tornito busto d'aquila ad ali spiegate - cimiero che, in qualche caso, il Corpus chiama cimiero dell'aquila - ali tanto aperte ed allungate da poter essere interpretate, per analogia forse, ma certamente con molta buona volontà, come corna di cervo; e ciò avviene anche quando le ali non si dipartono da un busto di aquila, ma, come nel caso dei cornuti di Carlo II di Savoia, da una testa di leone che sovrasta il cimiero.

In ogni caso sono le corna, reali o presunte tali, che determinano il nome a questa moneta, chiamata normalmente "cornuto"; essa però fu chiamata in diversi casi anche cornabò, nome dato al cervo volante nella vicina Lombardia, od anche cavallotto non tanto per similitudine in peso od in diametro a qualeuno dei cavallotti di largo impiego nell'epoca, quanto perchè i cornuti, nel fronte "rovescio", rappresentano sempre l'immagine di un Santo a cavallo.

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