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Antiquari da pasticci: mercanti itineranti nei carteggi del Seicento

Autore Federica Missere Fontana
Pubblicato in Quaderni Ticinesi, XLI volume (2012)
Ticino Notebooks
Pagine 243-260 (18 pagine)
Numero
N#
L219387
 

Astratto

Conclude la sezione “medievale” della Rivista il contributo di Federica Missere Fontana, senza immagini, ma lo stesso molto loquace e divertente, perché mette in luce – cattiva! – un po’ tutto il mercato numismatico e antiquario del Seicento nel quale, secondo la minuziosa raccolta di documenti dell’autrice, doveva vigere la regola del fregarsi a vicenda e appena possibile. Il mercato di monete antiche in tutta Italia – ma non solo – doveva essere perlomeno a rischio per chi voleva seriamente collezionare, ma non aveva ancora sufficiente esperienza: pasticci senza fine e falsi belli e buoni venduti da una combriccola di mercanti vestiti da gentiluomini che frequentavano i collezionisti senza pudore alcuno. La Missere denucia una serie impressionante di casi concreti sulla base di fonti scritte ed epistolari, focalizzando sia sulla figura di questi truffatori itineranti che sui truffati e sulle loro reazioni scritte che già allora rendevano attenti al fenomeno e permettevano di identificare i malfattori. A fianco del “truffaro circolatore” stavano naturalmente anche fabbricanti di monete false, in parte anch’essi mercanti. D’altra parte e per fortuna, c’erano anche collezioni specializzate in falsi, ma volute così e usate per raffronto personale a scopi didattici, finalizzate a sviluppare uno spirito critico a servizio di collezionisti seri. Se è vero che la storia ha favorito i falsi è anche vero che, come dice la Missere, “più forte è la domanda di storia, maggiore è anche il disprezzo per i pezzi non autentici, perché sono fonte non attendibile”.

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