Il dossier è dedicato alla rappresentazione del mondo animale nell’arte greca geometrica e arcaica (8.-6. sec. a. C.). La zoologia è onnipresente nell’immaginario greco – sin dalle origini preistoriche. D’altra parte, non si tratta di affetto specifico ma soprattutto di simbologia. Rarissime e marginali sono le scene con animali colti nella loro utilità giornaliera o come compagni domestici. Al contrario, le scelte iconografiche cadono di continuo su animali selvaggi e sottolineano solo le conquiste dell’uomo, il suo formidabile operato e la sua supremazia sulla natura. Non a caso gli animali più rappresentati sono i più prestigiosi: cavalli, tori e leoni, il cui dominio o superamento da parte dell’uomo accresce l’azione umana fino a farla diventare mitica. Ciò è valido a tutti i livelli presi in considerazione: dall’armamento dei guerrieri, decorato con animali potenti e selvaggi a scopo apotropaico, alle scene di combattimento contro un leone o un toro che devastano il territorio, fino all’ambito religioso. Qui gli animali sono sottomessi nelle mani di divinità dominatrici della natura oppure formano con il loro corpo vasi speciali per la libagione nella speranza simbolica di potenziare i liquidi offerti con le caratteristiche peculiari dell’animale. Una volta in più, i Greci si profilano come profondi investigatori della psiche umana, meno invece come membri attivi dell’associazione per la “protezione degli animali”….